Quando si pensa alla pizza italiana, il pensiero corre subito alla classica napoletana, con il suo cornicione
alto e morbido, o alla romana, sottile e croccante. Ma l’Italia, si sa, è un mosaico di tradizioni culinarie
regionali, e la pizza non fa eccezione. Oltre alle varianti più celebri, esistono decine di interpretazioni
locali, spesso legate a prodotti tipici e metodi di cottura tradizionali.
Ecco 10 pizze regionali poco conosciute, ma assolutamente da provare:
1. Pizza al tegamino (Piemonte)
Conosciuta anche come pizza al padellino, è una specialità torinese. Viene cotta in piccoli tegami rotondi
unti d’olio, che le conferiscono un fondo croccante e un bordo alto. Soffice all’interno, è ideale con
condimenti semplici come pomodoro e mozzarella o acciughe e olive.
2. Schiacciata (Toscana)
Simile alla focaccia, la schiacciata all’olio è molto popolare tra Pisa e Firenze. Nella variante condita può
essere farcita con pomodoro, rosmarino, cipolle o salsiccia. È più un prodotto da forno che una “pizza”
classica, ma per i toscani è la pizza di tutti i giorni.
3. Pizza scima (Abruzzo)
“Scima” significa “scema” in dialetto, cioè “senza” — in questo caso senza lievito. La pizza scima è un
impasto povero di farina, acqua, olio e vino bianco, cotto nel forno a legna. Croccante e saporita, veniva
tradizionalmente incisa a griglia prima della cottura.
4. Pizza chiena (Campania, Benevento)
Questa è una pizza pasquale, più simile a una torta salata ripiena che a una pizza. La farcitura è
abbondante: uova, formaggi, salumi e spesso riso. Un piatto ricco che testimonia la fusione tra
panificazione e tradizione contadina.
5. Fugassa (Liguria)
La focaccia genovese, nella sua versione più sottile, può ricordare una pizza bianca. A Recco diventa
ancora più interessante: fugassa co formaggio, cioè ripiena di crescenza, tanto da essere riconosciuta
come IGP.
6. Pizza sfincione (Sicilia, Palermo)
Lo sfincione è una pizza alta, soffice e molto condita: pomodoro, cipolla, acciughe, origano e pangrattato.
Viene venduto spesso per strada, ancora caldo, ed è un simbolo della cucina povera e sostanziosa siciliana.
7. Pizza pugliese o “alla barese”
Sottile ma soffice, condita in modo semplice (pomodoro, cipolla, olive), la pizza pugliese è fortemente
legata ai forni di quartiere e ai panifici. Si distingue per la cottura ad alte temperature nei classici forni a
legna o a cupola.
8. Pizza andriese (Puglia, Andria)
Simile a una focaccia, ha una base molto alta e morbida, ben oliata e condita spesso con pomodorini, olive
nere e origano. È uno street food locale, venduto anche freddo durante le feste patronali.
9. Pizza cresciuta (Lazio, Ciociaria)
Un impasto che si avvicina alla pizza fritta, ma cotto al forno: morbida, spessa e rustica, spesso condita
con pomodoro, pecorino e salsiccia. Un prodotto da forno delle zone interne del Lazio.
10. Pizza marchigiana (Ascoli Piceno)
Semplice, condita con salsa di pomodoro e aglio, cotta in teglia rettangolare. Simile alla focaccia romana,
ma con il tocco marchigiano dato dall’uso dell’olio extravergine locale e da una lievitazione più lenta.
Perché riscoprire queste pizze?
Queste pizze regionali sono espressione autentica del territorio, realizzate con ingredienti locali e
tecniche tramandate da generazioni. Riscoprirle significa valorizzare la biodiversità gastronomica
italiana, andare oltre le mode e tornare alle origini.
In un mondo dominato da catene globali e pizze “instagrammabili”, queste specialità raccontano storie
vere, di forno, famiglia e festa. E meritano di essere conosciute almeno quanto la regina margherita.
